9.8.12 – Mariinsk – Irkutsc

by Armando posted 11 agosto 2012 category Russia

9.8.12 – Ora locale 22:49 – Tra Mariinsk e Irkutsc – km percorsi 8090 E’ stata una giornata faticosa. Abbiamo deciso di guidare tutta la notte e ne risentiamo un po’ tutti. Tuttavia è stata una scelta giusta poiché in questo modo arriveremo domani nel pomeriggio sul lago Bajkal, meta tanto desiderata. La strada non cambia; immensi rettilinei solcano campi immensi alternati a piccoli boschi; ogni tanto incrociamo piccoli villaggi ed alcune grandi città dove puntualmente ci perdiamo poiché in Russia, apparentemente, non esiste la cultura dello svincolo; perciò le strade di lunga percorrenza si smaterializzano entrando in città e si rimaterializzano aleatoriamente in qualche altra parte della città, possibilmente nel punto più difficilmente raggiungibile. I piccoli borghi che attraversiamo mi fanno tornare in mente disegni e immagini legati ai villaggi medioevali; quei piccoli borghi raggruppati sotto le mura del castello, all’ombra della protezione del signore locale; a parte il castello che è assente, quest’immagine rende bene l’aspetto di questi borghi: piccole case fatte di legno col tetto spiovente, alcune fatte anche con il truciolato, tutte ammassate fra di loro, con steccati e chiostri comuni. Mucche e piccole mandrie di pecore, così come polli e galline, circolano liberamente ed ogni tanto siamo costretti a fermarci quando decidono di attraversare la strada; ci è capitato anche di doverci fermare per lasciar passare un gruppo di cavalli. Le decorazioni sulle case sono quasi completamente assenti, tranne qualcuna che ha delle finestrelle decorate con vernice principalmente azzurra e bianca. Le città sono caotiche, decadenti, sporche e inquinatissime. Continuiamo a viaggiare attraverso questa Russia, e tuttavia è da dire che le sensazioni che ci trasmette la parte orientale di questa nazione sono diverse da quelle della parte occidentale; non è una questione di temperatura o di clima differente, ma qualcosa è diverso, nonostante il degrado che è onnipresente, la vita sembra più ottimista; i ritmi non sono ossessivi ma si accompagnano ai ritmi della natura; le persone sono più accoglienti e sorridenti ed anche la vegetazione sembra più gioiosa. Resta inalteraro il grado di sporcizia e di immondizia che è veramente ovunque; è davvero un gran peccato. Ma siamo fiduciosi e pensiamo che le cose, anche se con lentezza, potranno cambiare e cambieranno. Intanto Gabriele, confermando la sua ormai leggendaria impermeabilità ai cambiamenti di fuso orario, continua a ricevere SMS da parte del suo operatore che gli danno il benvenuto in Svezia….. Ci fermiamo regolarmente lungo il tragitto, le stazione di servizio sono sempre più rare e quelle che accettano la carta di credito sono rarissime come mosche bianche. Verso sera cerchiamo un posto per il campo, ne troviamo uno veramente invitante; lungo un lieve declivio dove il sole, tramontando lentamente, ci offriva i suoi raggi; lontano dalla strada, con la foresta attorno; una culla ideale per passare una notte ristoratrice… Siamo scappati dopo 7 minuti e 42 secondi quando, respinte le prime ondate di tafani, zanzare, mosche, moscerini, quest’ultime, chiamati i rinforzi e raggruppatesi in unità d’assalto organizzatissime, ci davano la caccia con efficacia e sprezzo del pericolo. Inutile la feroce resistenza di Gabriele che ,armatosi con Autan, usava i suoi schiaffi come mezzo di dissuasione. Abbandonato il campo di battaglia percorriamo ancora alcuni chilometri in cerca di un posto più adatto. Dopo un paio di tentativi capitoliamo e facciamo il campo a due metri dalla strada, su una stradina di passaggio per trattori dalle forme insolite. Accettata la sconfitta dopo un ottimo piatto di pasta, siamo pronti per la nottata, tutti si ritirano nelle tende ed i sospiri di sollievo sono forti e evidenti dopo due nottate trascorse in posizioni scomodissime nel Defender. Dicevo, tutti salgono in tenda, tranne io che colto da profonda ispirazione decidevo di rimanere ancora un po’ a scrivere qualcosa su questa giornata; fiducioso nella mia resistenza alla stanchezza entravo in macchina, sul sedile posteriore, e accendevo il pc… Il mio ultimo ricordo è il monitor che si illuminava di bianco e la casellina dove scrivere la password che insistentemente richiedeva la mia attenzione…..

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