31.8.12 – Tra Lhasa e Shigatse

by Armando posted 12 settembre 2012 category Tibet

31.8.12 – Ora locale 18:12 – Tra Lhasa e Shigatse  – km percorsi 17310

 

La colazione in cui speravamo la sera prima si è rivelata essere una delusione epocale, assolutamente inadeguata, sia per gusto che per quantità, a soddisfare il nostro bisogno prepotente di calorie.

Dovremo rimandare a più tardi, ora ci apprestiamo ad andare a visitare il Potala palace, città monastero e residenza del Dalai Lama prima dell’esilio forzato.

La collina su cui imponentissimo torreggia questo monastero spezza drasticamente la monotonia esasperante della città di Lhasa.

L’edificio interamente circondato da mura difensive è costituito da vari blocchi. Immaginiamo che siano le abitazioni dei monaci, i vari luoghi di preghiera, le biblioteche etc. etc.

Dico immaginiamo poiché Frank, da guida esperta qual è, solo stamattina ci ha avvisato che per avere il biglietto per entrare ( che è a numero chiuso ), bisogna prenotarsi tre giorni prima…..

Frenati a fatica gli improvvisi impulsi omicidi, decidiamo, senza avere molta altra scelta, di fare il giro esterno della struttura.

L’intero perimetro è circondato dai famosi rulli buddhisti, quelli che i fedeli fanno girare in senso orario lungo tutto il tragitto in segno di fede.

Nel buddhismo ogni cosa deve essere fatta in senso orario: i rulli appunto devono girare in quel verso, entrando nei templi si deve fare il giro in senso orario e così via.

È una sensazione strana passeggiare lungo questo sentiero all’ombra della gigantesca casa del Dalai Lama, con i pellegrini che pregano costantemente camminando più o meno spediti.

Un’anziana tibetana prega stendendosi completamente a terra ogni tre passi; una ragazza fa girare i rulli canticchiando una melodia che evoca antiche tradizioni.

Credenti o non credenti, una volta immersi in un contesto simile, si viene trasportati via dalle vibrazioni che anche le pietre qui emanano.

Si percepisce un’energia strana, calda e densa, armonica, che spinge a guardare dentro di sé e a rivalutare molte cose della propria vita.

L’aria stessa emana un profumo unico e tutta la cornice ci fa sentire meglio.

Siamo gli unici occidentali a essere presenti e attiriamo gli sguardi di tutti i viandanti.

Il Potala palace deve essere visto ed ho messo in agenda il ritorno per poterlo visitare dall’interno. Speriamo che la situazione politica si plachi, che l’ignoranza delle eminenze grigie venga sconfitta da ciò che di più naturale esiste in natura, l’armonia, e che questa terra possa offrire la sua saggezza atavica liberamente a tutti i visitatori che con rispetto vogliano carpirla.

Ora torniamo a cosa più terrene… Oramai i nostri stomaci non hanno più pazienza e riusciamo a scovare un fast food made in China, il KDS, dove finalmente diamo sfogo ai nostri istinti.

Soddisfatti ed a pancia piena ci mettiamo in cammino per Shigatse dove l’indomani visiteremo il Tashihunpo, città monastero questa volta residenza dei Panchen Lama.

Frank ci assicura che questa volta potremo visitare la struttura.

Lungo la strada si ripete l’esasperante rituale dei checkpoint, inutili per noi, ma necessari per il governo cinese.

Arriviamo che il sole è già un ricordo lontano, individuiamo subito un posto dove mangiare, infatti , sbirciando tra le vetrine dei vari ristoranti notiamo un piatto simile a spaghetti al sugo di verdure in un ristorante musulmano. Decidiamo di provarlo e la scelta sembra che sia stata buona..

I piatti se pur molto piccanti sono appetitosi e speziati, il tutto servito con un tipico tè in cui le foglie secche vengono direttamente messe a contatto con l’acqua calda nel bicchiere, senza bustina. Finito di mangiare iniziamo a cerca un posto dove aprire il campo e dormire, la scelta non è facile dato che piove piuttosto forte, ma la fortuna è dalla nostra parte e riusciamo a trovare una tettoia che ci offre un pò di riparo in un deposito di una concessionaria di macchine operatrici/movimento terra. Frank decide di dormire in macchina e come suo solito, dopo essersi imbottito di pillole tranquillanti e sonnifere, inizia ripetutamente a tentare di chiudersi in auto mentre Gabriele teneva aperto il portellone posteriore per finire di riordinare le sue cose. Gabriele non regge più ed esplode con insulti e imprecazioni in italiano verso la nostra povera guida. Alla fine riusciamo ad addormentarci ma, come di consueto, c’è il solito cane che inizia ad abbaiare tutta la notte…

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