30.8.12 – Arrivo a Lhasa

by Armando posted 12 settembre 2012 category Tibet

30.8.12 – Ora locale 22:16 – Arrivo a Lhasa– km percorsi 16892

 

Il risveglio dalla notta da incubo è stato traumatico, la testa continua a pulsare senza sosta; le ore precedenti l’alba sono state freddissime ed è con tutti i muscoli doloranti che risistemiamo tutto e ci mettiamo in macchina per proseguire il viaggio.

I chilometri da fare sono molti per poter riscendere e quindi pazientemente seguiamo la striscia d’asfalto che ancora si inerpica su, in direzione del tangula pass, uno dei passi di montagna più alti del mondo.

Procediamo molto lentamente, anche perché la macchina stessa soffre per l’altitudine e per la salita e comincia a surriscaldarsi, così per prevenire danni importanti procediamo a passo di lumaca, sempre più ansiosi di svalicare e finalmente cominciare la discesa.

In macchina siamo silenziosi, osserviamo scorrere il paesaggio fuori dai finestrini, e nei nostri cuori s’insinua lentamente ma inesorabilmente la sontuosa maestosità di queste montagne, così profondamente radicate nella terra eppure così sbilanciate verso il cielo.

Il sentimento principale che suscitano questi giganti eterni è il rispetto, il temuto rispetto che si sono guadagnate resistendo accanitamente ancora oggi alle misere ambizioni umane di colonizzare le loro vette, facendone un’estensione della potenza umana.

Le cime innevate sono spesso mascherate da nuvole , invece i pendii illuminati dai raggi del sole risplendono di una luce unica.

Questo spettacolo attenua un po’ i nostri dolori e nella tarda mattinata tocchiamo i 5200 metri e cominciamo la lunghissima discesa verso Lhasa, città principale del Tibet.

L’altopiano tibetano si estende per centinaia di chilometri perciò la discesa sarà molto lenta e comunque la città è a 3700 metri sul livello del mare.

Durante il tragitto siamo passati davanti il checkpoint con la deviazione per l’Everset e con nostro grande rammarico abbiamo dovuto proseguire.

Come già detto i checkpoint sono una costante lungo il tragitto, e ogni tanto insistono per farci lasciare le taniche, puntualmente diciamo che le abbiamo svuotate e ci lasciano andare.

Alcuni poliziotti hanno anche controllato che fossero vuote constatando che effettivamente lo erano…..

Come abbiano potuto constatarlo non riesco a capirlo dato che erano tutte quasi piene…

Comunque meglio per noi.

In tarda serata finalmente arriviamo a Lhasa, il sole è già calato e cominciamo la ricerca di un albergo per rimetterci dalle nostre fatiche.

Non ci addentriamo nel centro della città ma restiamo in periferia.

Anche qui lo schema tipico delle città cinesi si ripete: stradoni rettilinei con palazzi tutti uguali a destra ed ha sinistra.

Quartieri quadrati e anonimi.

La ricerca va per le lunghe ma finalmente troviamo un posto adatto a noi.

Fra l’altro durante il nostro peregrinare di albergo in albergo abbiamo scoperto che qui in Cina esistono alcune strutture alberghiere esclusivamente riservate ai cinesi, altro segnale di come possa essere chiuso questo paese.

Ora che siamo sistemati il nostro desiderio principale è mangiare, ora che siamo più bassi stiamo tutti meglio e il nostro appetito si è improvvisamente impennato.

Frank è andato direttamente a dormire e sono già le dieci passate.

Piano piano realizziamo che è tutto già chiuso a quest’ora e le possibilità di mettere qualcosa nello stomaco lentamente svaniscono, non ci resta che andare a dormire e sperare in una lauta colazione per l’indomani mattina.

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