29.8.12 – Sull’altopiano tibetano

by Armando posted 12 settembre 2012 category Tibet

29.8.12 – Ora locale 00:41 – Sull’altopiano tibetano  – km percorsi 16234

 

Questa mattina Frank ci ha dato la notizia che abbiamo ufficialmente ottenuto i visti per poter entrare in Tibet.

Ben pochi stranieri , quest’anno, hanno ottenuto questi permessi e siamo tra i pochi fortunati.

La causa è la tensione crescente tra il Dalai Lama, leader politico e spirituale del Tibet e del suo popolo, e il governo cinese. In Tibet difatti religione e politica coincidono perciò si può considerare a tutti gli effetti il Dalai Lama come il capo di questo “stato”.

Il Tibet fino al 1950 era uno stato indipendente , dopo di che è stato inglobato nel territorio cinese con la forza militare e da allora la situazione non è mai stata stabile.

Infatti da allora lo stesso Dalai Lama è in esilio forzato in India e dirige il popolo tibetano dall’esterno per evitare persecuzioni.

Gli osservatori esterni hanno spesso denunciato il massacro da parte dei cinesi dell’etnia tibetana ( i morti dal 1950 superano il milione ) ed è evidente lo sforzo cinese di cancellare la tradizione, i costumi, le usanze tibetane.

È un’opera portata avanti dal governo cinese usando ogni mezzo a disposizione, soprattutto i media e l’educazione dei propri cittadini; difatti persino la nostra guida, Frank, quando parla dei tibetani, ne parla con disprezzo come se fossero una razza inferiore e parla del Dalai Lama come se fosse un terrorista.

Lo sforzo cinese di debellare la resistenza dei monaci si è estesa fino al punto che stanno tentando di demolire la loro cultura dall’interno.

Difatti bisogna sapere che oltre al Dalai Lama ( Oceano di saggezza è il significato di queste parole ) che è il leader assoluto, vi sono altre figure un po’ più in basso nella gerarchia: i Panchen Lama ( Grande Erudito ).

Possiamo equiparare queste figure al nostro Papa ed ai suoi cardinali.

Ora tra questi Panchen Lama, l’ultimo che è stato “eletto” è molto contestato dai tibetani perché chiaramente pro Cina e molto probabilmente la sua elezione è stata forzata per avere un punto di leva dall’interno.

Quindi ecco perché vi sono tutte queste difficoltà.

Frank ci da anche una cattiva notizia e cioè che il campo base dell’Everest è stato chiuso ai turisti per motivi politici fino alla fine dell’anno e non c’è nessun modo per potervi accedere. Dovremo ,con moltissimo rammarico, fare a meno di questa escursione.

Lungo la strada i posti di blocco permanenti della polizia e dell’esercito sono numerosissimi, quasi uno ogni venti chilometri, e questo ci fa capire quanto possa essere militarizzata questa regione.

Il primo di questi posti di blocco ci crea qualche problema: fa freddo , piove e l’altitudine comincia ad essere importante; i poliziotti vedono le nostre taniche sul tetto e ci dicono che dobbiamo lasciarle a loro poiché è proibito trasportare materiali infiammabili in Tibet.

Sentita la richiesta dei poliziotti ci siamo tutti contemporaneamente opposti con un moto di ribellione, in puro stile scaricatori di porto, abbiamo cominciato a rispondere in italiano con frasi del tipo: “ te lo puoi scordare”, “non se ne parla proprio”, stai sognando fratello”, e così via.

Mettiamolo all’angolo l’angosciatissimo Frank perché traduca i nostri intenti e dopo varie discussioni arriviamo al compromesso di svuotare le taniche nel serbatoio e tenerci le taniche vuote.

Procediamo di malavoglia all’operazione consapevoli del fatto che poco prima avevamo fatto il pieno.

Qui tutta la nostra italianità ci è venuta in soccorso e con mimica eccezionale ,Andrea e Giulio, che insieme versavano il contenuto delle taniche nel serbatoio, facevano finta di versare il gasolio nel serbatoio.

In realtà versavano un mezzo litro al minuto ed alla prima distrazione dei poliziotti passavano le taniche praticamente piene di nuovo a me ed a Gabriele che stanziavamo sul tetto della macchina.

Giulio, non potendo comunicarmi verbalmente il diabolico piano al passaggio della prima tanica, mi guardava con singolare intensità fissandomi negli occhi finchè non ho stretto la presa sulla tanica.

Chiedendomi come mai mi guardasse in quel modo ho preso la tanica, e subito resomi conto che dovevo sollevare un peso 20 volte superiore a quello che mi ero preparato a sollevare, ho sfoggiato un sorriso a denti stretti per mascherare alla guardia che mi guardava, lo sforzo improvviso impiegato e il dolore per i muscoli  in un colpo tesi.

È stato come salutare educatamente una vecchia signora mentre il suo yorkshire è attaccato a tutti denti al vostro stinco.

In ogni caso lo stratagemma ha funzionato in pieno e siamo ripartiti lasciando le guardie soddisfatte, il serbatoio pieno ed anche le taniche praticamente piene.

Andiamo sempre più su ed è quando raggiungiamo quota 4864 metri che la nostra italianità ci tira un brutto scherzo: difatti dei lavori in corso sulla strada hanno bloccato il traffico in tutti e due i sensi di marcia; non avendo voglia di aspettare decidiamo di sfruttare le ruote artigliate per passare attraverso la steppa e saltare la fila.

Va tutto bene finchè con una facilità estrema la ruota posteriore affonda nel fango come un coltello caldo affonda nel burro.

Niente da fare, infruttuosi tutti i tentativi di liberare l’auto; non ci sono appigli per il verricello e comincia a piovere di nuovo.

Frank comincia ad andare in panico e prima di parlargli affinchè traduca quello che diciamo ad alcuni autisti bisogna calmarlo e farlo respirare.

È convinto, non so per quale motivo, che la macchina possa tagliare i cavi della fibra ottica posati da poco isolando l’intero Tibet e comincia a gridare disperato che il Tibet è pericoloso a causa dell’altitudine…..

Dopo varie crisi si rifugia in auto di un fuoristradista che tenta di aiutarci ( inutilmente ) e non lo si vedrà per un po’.

Dopo 5 ore, una faticata immensa nel tentare di liberare la pancia dell’auto scavando nel fango, 1500 Yuan sborsati per avere l’aiuto di alcuni camionisti ed un tiro di verricello forse da 100 metri, riusciamo finalmente a liberarci.

È stato massacrante e la carenza di ossigeno di certo non aiuta.

Riprendiamo la strada decidendo di guidare tutta la notte per raggiungere Lhasa recuperano un po’ di tempo perso.

Siamo tutti d’accordo sul da farsi ma quando raggiungiamo una cittadina lungo il percorso Frank, orami convinto di vivere le sue ultime ore, ci obbliga a fermarci per comprare delle bombole di ossigeno e a dormire.

L’altitudine in effetti si sente e tutti in un modo o nell’altro abbiamo dei malesseri; il mal di testa è pulsante e costante e l’unico modo per eliminare il problema è scendere di quota, cosa che Frank non ci permette di fare.

La nottata è stata la più brutta che abbiamo passato dall’inizio del viaggio: ognuno con i propri dolori, chi dormiva con la bombola d’ossigeno, chi dormiva in macchina.

Di fianco a noi un cane che ha fatto dell’arte di abbaiare in continuazione la sua ragione di vita ed un bidone dell’immondizia pieno di plastica in fiamme.

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