28.8.12 – Tra Dunhuang e l’altopiano tibetano

by Armando posted 12 settembre 2012 category Cina

28.8.12 – Ora locale 21:30 – Tra Dunhuang e l’altopiano tibetano – km percorsi 15856

 

Prima di puntare verso l’altopiano andiamo verso la zona  delle colline di sabbia dove sono presenti miriadi di grotte adibite dai monaci buddhisti a piccole cripte.

Tra queste colline desertiche, giù per una vallata rocciosa, su una delle pareti vi è un edificio addossato alla collina.

Questo è stato ricostruito e riportato all’aspetto originale dagli archeologi e oggi si ripresenta come era un tempo con la sua forma a pagoda; varcato l’ingresso su diversi piani si trovano numerose porticine che portano ognuna ad una queste grotte.

Non tutte sono aperte contemporaneamente, vengono aperte a rotazione per mostrarle ai turisti.

In una delle grotte principali si trova una statua del Buddha alta 32 metri costruita molto tempo fa.

Adiacente alla struttura si trova il museo dove sono state riprodotte in ogni dettaglio alcune delle grotte più rappresentative ed è lì che dirigiamo i nostri passi.

Il museo è fatto a regola d’arte ed è un piacere passeggiare tra le opere esposte ed entrando ogni tanto in queste grotte riprodotte.

Nelle piccole stanze le immagini del buddha sono riprodotte in tutti i colori ed in tutte le grandezze; alcuni dipinti mostrano delle storie che per chi non è addentro alla materia sono difficili da interpretare.

Si riconoscono ogni tanto delle immagini raffiguranti quelli che possono sembrare dei demoni, molto simili agli Oni giapponesi.

Molto belle da vedere sono le pergamene, alcune scritte con inchiostro mischiato all’oro per rendere la scrittura su pagine nere brillante e radiosa; soffermarsi su questi piccoli pezzi di tessuto con la minuziosa scrittura dei monaci impressa sopra quasi fosse stata stampata, fa venire in mente le scene dei monaci amanuensi che ricopiavano e ricopiavano interi manuali alla luce smorzata di candele nelle torri dei loro monasteri.

Questo è una parte della storia cinese molto affascinante e fa rabbrividire il fatto, letto su una didascalia, che durante la seconda guerra mondiale, in questa stessa struttura dove sono le grotte, vennero rinchiuso dei militari russi fatti prigionieri.

Questi, lasciati liberi all’interno del loro perimetro distrussero tutto ciò che poterono trovare per farne legna da ardere o per altri scopi.

Finita la visita ci dirigiamo verso le dune sabbiose per fare un po’ di foto.

Scorrazziamo liberamente per il deserto a bordo del Defender quando Gabriele decide di filmare dall’esterno una salita su una duna del mezzo; perciò lo lasciamo con la sua videocamera in cima ad una duna e riscendiamo per poter affrontare la salita con la giusta accelerazione.

Si sa, le salite in fuoristrada vanno affrontate con brio, e bisogna anche individuare la giusta traiettoria, cosa , questa, che è stata fatta a regola d’arte.

Il problema ( per il cameraman ) è stato quando si è reso conto che il suo punto prediletto per riprendere la scena era in perfetta rotta di collisione con il veicolo in fase ascendente.

E questa improvvisa presa di coscienza è avvenuta non quando il veicolo era ancora ragionevolmente vicino, ma solo quando alzato lo sguardo, e resosi conto che la distanza percepita attraverso l’obiettivo della macchina e quella percepita utilizzando l’occhio umano non collimavano per nulla,  realizzava che la macchina saliva troppo in fretta.

A questo punto, con rinnovato vigore, tentava di evadere la traiettoria spostandosi di lato, ma il fato crudele fece incontrare al suo piede un ostacolo invisibile, il quale lo faceva precipitare di lato con sgraziata incoerenza.

Il tuffo che ne è derivato è stato degno di un batman che lanciandosi incespica sul proprio mantello, o di Will il coyote, che prima di precipitare nel vuoto, agita inutilmente i piedi.

Il pericolo reale è stato per noi in macchina perché il rischio di collasso dovuto alle risate incontenibili è stato veramente alto e fra l’altro abbiamo la prova video di tutto questo.

In ogni caso, finito il giretto sulle dune abbiamo ripreso l’autostrada per proseguire il viaggio verso il Tibet.

La sera ci siamo fermati in una stazione squallidissima con alle spalle una raffineria ( sembrava di essere a Taranto ) ed abbiamo tentato di cucinare.

A causa dell’altitudine la pasta è venuta fuori quasi cruda, con sommo disgusto di Frank che si è ufficialmente lamentato della cattiva qualità del pasto presso il nostro cuoco ufficiale.

Qui siamo anche stati presi di mira dalle zanzare e perciò ci siamo ritirati abbastanza presto in tenda.

Comments are closed.

Top